Le monde de Montalbano

24 mars 2019

La saison de la chasse est ouverte…

Classé sous Non classé — montalbano @ 17:15

Pour en savoir plus, c’est par là…

11 mars 2019

Juste un journal… (épisode 34)

Classé sous Non classé — montalbano @ 12:18

Voilà donc le dernier épisode en date, entre vieux journal intime et retour d’expatrié…

Il est là.

7 mars 2019

Dites 33…

Classé sous Non classé — montalbano @ 16:40

et voici le trente-troisième épisode, ici !

11 janvier 2019

Nouvel an et bonnes nouvelles

Classé sous Non classé — montalbano @ 19:38

Salutations à tout le monde.

Le blog roupille tranquillement en cette saison fraîche mais il n’empêche que je trouve un peu d’énergie pour souhaiter à tout le monde une excellente année

Tout de suite les bonnes nouvelles, à savoir les dates de diffusion Camilleresques à la télévision italienne. Je vous traduis le message d’origine du bon président du Camilleri Fans Club qui tient ses infos de quelqu’un chez Palomar:

11 février : « Montalbano – L’altro capo del filo »
18 février : « Montalbano – Un diario del ’43″
25 février : « La stagione della caccia » (« la saison de la chasse » roman historique se déroulant à Vigàta)
19 ou 26 février « Conversazione su Tiresia » (date pas encore fixée, et le roman sortira au même moment)
Tout cela sur Rai 1.
Patience, patience…

26 juillet 2018

« Traduire Camilleri »

Classé sous Non classé — montalbano @ 09:38

A lire sur le blog de Serge Quadruppani.

25 juillet 2018

« Montalbano je suis »

Classé sous Non classé — montalbano @ 15:45

Un article pour le journal La Stampa de M’sieur Quadruppani ! (Repris depuis la liste de discussion de Vigata.org, retranscris par Giuliano Albrizio)

Montalbano, je suis

di SERGE QUADRUPPANI

Le mie acrobazie linguistiche per far capire Camilleri ai francesi

I lettori di Camilleri sanno perfettamente cosa significano espressioni come «taliare», «spiare», «addrumare». Provate però a renderle in italiano con «guardare» «domandare», «accendere», e avrete perso quello speziato sapore di Sicilia che erompe dalla pagina. Quali sono gli scogli a cui va incontro chi addirittura deve trasportare Camilleri in una lingua straniera? Nel numero di MicroMega da domani in libreria, interamente dedicato al «papà» di Montalbano e con una lunga intervista, il problema è sviscerato tra gli altri dallo scrittore francese Serge Quadruppani, traduttore Oltralpe dell’autore siciliano. Anticipiamo qui un ampio stralcio del suo intervento.

Il camillerese non esaurisce la lingua camilleriana, la quale opera, in proporzioni variabili, su tre registri: l’italiano standard, il dialetto e il camillerese vero e proprio, questo italiano sicilianizzato che è una creazione tutta personale dell’autore. I romanzi che chiamo «simenoniani» (Il tailleur grigio, Il  Tuttomio e altri) o quelli inclassificabili, come Intermittenza, sono interamente scritti in italiano standard, che occupa un posto più o meno importante nella maggior parte degli altri romanzi. Questo registro non presenta difficoltà particolari nella traduzione: lo si trasla in un francese spesso familiare, come l’italiano dell’autore. Il secondo registro, quello del dialetto puro, interviene in circostanze specifiche, generalmente nei dialoghi in ambienti popolari o per esempio quando Montalbano si arrabbia o vuole portare fuori strada Livia per divertirsi. Nella versione originale, nei passaggi in dialetto, se la lingua non è sufficientemente vicina all’italiano standard, Camilleri ne fornisce una traduzione di seguito. Nella versione francese, mi conformo per lo più alla strategia camilleriana: riproduco il testo in dialetto con a seguire la traduzione in francese standard segnalando la cosa nel corpo del testo (i lettori odiano le note a piè di pagina tranne che per le ricette di cucina!). La difficoltà principale si presenta al livello intermedio, quello dell’italiano sicilianizzato, proprio sia del narratore sia di un buon numero di personaggi. Il camillerese è infarcito di termini che non possono essere ricondotti al dialetto più stretto ma sono diventati ormai piuttosto dei regionalismi (per citare due esempi molto frequenti: taliare per guardare e spiare per chiedere). Di queste parole Camilleri non fornisce la traduzione perché le piazza in maniera tale da renderne comprensibile il significato grazie al contesto. Ecco perché gli italiani di buona volontà (l’immensa maggioranza, anche se ancora si trova qualcuno che dice di non capire nulla del camillerese) non hanno bisogno di glossario, gustano la stranezza della lingua e comunque capiscono. Tradurre questa lingua con una delle parlate regionali francesi non mi è sembrata una buona soluzione: da un lato queste parlate, ormai desuete, sono incomprensibili alla maggior parte dei lettori (e sarebbe bizzarro tradurre una lingua viva e ancorata nelle parole della Sicilia di oggi con una lingua morta), dall’altro contengono modi di dire troppo lontani dalle lingue latine (un Camilleri costellato di parole bretoni o basche non sarebbe più una traduzione in francese!).

È stato dunque necessario rinunciare a cercare termini equivalenti per tutti i regionalismi. Il camillerese non è la trascrizione pura e semplice di un idioma da parte di un linguista ma la creazione molto personale di uno scrittore, a partire dal parlato della zona di Agrigento, con aggiunte di parole provenienti da altre zone della Sicilia, e di epoche più o meno recenti. E tuttavia, se ogni vera traduzione comporta una parte di creazione letteraria, il traduttore deve anche evitare di contendere il ruolo all’autore, cercando di non attirare l’attenzione attraverso inutili elementi di originalità. Il traduttore è al servizio dell’autore come l’interprete lo è al servizio del compositore. Per rendere il camillerese ho quindi deciso di utilizzare termini del francese del Sud piazzandoli in alcuni punti del testo, come elementi deputati a ricordare in quale registro ci si trova. Innanzitutto perché, attraverso varie strade culturali, il francese meridionale si è piuttosto diffuso in Francia (così come il siciliano in Italia), perché fino a Calais si capisce cos’è un minot (è così che traduco il termine picciliddru).

Inoltre questi termini diffondono un profumo di Sud. Ho invece scelto la letteralità per rendere percettibili alcune particolarità della costruzione delle frasi (come l’inversione soggetto-verbo di «Montalbano sono»: al posto dello standard «C’est Montalbano» ho tradotto «Montalbano, je suis») o questo curioso uso del passato remoto attraverso il quale si esprime l’enfasi siciliana: «Chè fu?» per «che succede?», che ho tradotto alla lettera con «qu’est-ce qu’il fut?» invece che con «qu’est-ce qui se passe?». O il ricorso molto frequente a forme pronominali: «Si mangiava un arancino» anziché «mangiava » che ho tradotto con «se mangeait» anziché con «mangeait » che sarebbe stato più corretto in francese. Ho anche tentato di trasporre alcune deformazioni che il Maestro infligge all’italiano standard per far capire la pronuncia della sua terra: «pinsare» anziché pensare, che io rendo con «pinser» al posto di «penser», «aricordarsi» anziché ricordarsi, che io traduco con «s’arappeler» al posto di «se rappeler». Scelte sicuramente discutibili, ma che tuttora mi sembrano le migliori, perché permettono di seguire l’evoluzione dello stile dell’autore. E in effetti il numero di trasposizioni di deformazioni orali non è lo stesso nei primi Montalbano e negli ultimi. Sembra che Camilleri, avendo ormai conquistato e abituato il suo pubblico, esiti sempre meno a far sentire le singolarità della sua musica. Si può dire che, di anno in anno, il Maestro abbia insegnato una lingua nuova, la sua, ai suoi lettori, che sono oggi centinaia di migliaia, questi italiani che oltre all’inglese e/o al francese padroneggiano una terza o quarta lingua: il camillerese!

L’insieme di queste scelte di traduzione conducono a una lingua piuttosto lontana da ciò che comunemente si chiama «bon français»: la mia traduzione può sembrare poco fluida e si allontana spesso deliberatamente dalla correttezza grammaticale. Ma a partire da qualche decina d’anni fa, il lavoro dei traduttori è stato orientato dal tentativo di rendere meglio la lingua dei loro autori, sfuggendo alla dittatura della «fluidità» e del «grammaticalmente corretto» che aveva imposto a generazioni di lettori francesi un’idea troppo vaga dello stile reale di tanti autori. Tale movimento si unisce anche al lavoro di alcuni autori francofoni impegnati a liberare il loro modo di esprimersi dalle catene di una lingua sulla quale si è legiferato troppo. Ciò che mi fa pensare che l’operazione sia riuscita sono gli incontri in libreria o ai festival, cui sono chiamato a partecipare come autore e talvolta anche in qualità di traduttore, e dove sono regolarmente accolto dall’esclamazione: «Montalbano, je suis!». A discutere con loro, a vedere il loro entusiasmo, mi dico spesso che i lettori francesi di Camilleri che hanno fatto lo sforzo di entrare nel camillerese sono in comunione con l’esperienza dei lettori italiani non siciliani. Francesi e italiani provano questa sensazione di strana familiarità che procura questa lingua, un’eco esilarante e tragica di ciò che si prova incontrando, non solo un’isola, la Sicilia, ma una civiltà antica e, al tempo stesso, molto moderna.

29 juin 2018

Petit entretien, avec srt italiens.

Classé sous Non classé — montalbano @ 19:59

26 juin 2018

Accueil…

Classé sous Non classé — montalbano @ 16:44

Petit film à l’occasion (si je comprends bien) de la fin du tournage des deux épisodes, probablement ceux visés par cet article du bon docteur : C’est là !

La vidéo, directement ici :

17 juin 2018

Du nouveau en préparation

Classé sous Non classé — Dottor Pasquano @ 17:59

Selon le giornale di Sicilia, toute la troupe besogne pour nous offrir deux nouveaux épisodes, probablement pour l’an prochain.

Le premier sera issu d’un des derniers romans, l’altro capo del filo (et non del telefono comme indiqué dans l’article), d’une actualité crue puisqu’il y est question des arrivées massives de migrants en Sicile.

Le second, lui, comme c’est souvent le cas depuis quelques années, sera tiré d’une ancienne nouvelle (disponible dans le recueil Un mese con Montalbano). Il devrait s’intituler Un diario nel’43 et amener le commissaire à enquêter à quelques dizaines d’années de distance, comme dans l’excellentissime Il cane di Terracotta.

On s’en pourlèche d’avance les babines, comme face à un plateau de cannoli !

20 mars 2018

Un bon coup…

Classé sous Non classé — montalbano @ 12:38

…c’est le coup du cavalier, là.

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